Sicuri che le passioni basse non portino in paradiso?
Sicuri che le passioni basse non portino in Paradiso?
di Redazione
Ci sarebbe voluto un Toulouse-Lautrec che - anzichè le ballerine del Moulin Rouge - ritraesse gli amnati del ballo a palchetto mentre cercavano uno spicchio di Paradiso evadendo dalla quotidianità con una polka, un tango e un valzer.
Donato Bosca, Marinella Castagnotti e Giovanna Zanirato, ci raccontano le storie delle tante Catline convinte che il ballo fosse il migliore dei bacialé, le prediche dei sacerdoti che in chiesa minacciavano le fiamme dell'inferno e lanciavano anatemi sul ballo, le ciabre (scherzi) di uomini e donne mascherati a Carnevale, la vita di impresari trafelati che montavano di domenica in domenica il palchetto nei vari paesi. Il tutto accadeva nei paesi delle Langhe, del Monferrato e del Roero.
Il ballo era lo specchio di una comunità. Il ballo a palchetto era montato nello slargo più ampio del paese. Costruito con un impiantito di legno, recava al centro una grossa pertica che sosteneva il tendone. La zona del ballo era spesso racchiusa da una balaustra di legno cui le ragazze potevano appoggiarsi per commentare l'ambiente con quelli che stavano fuori. La donna poteva rifiutare - spesso su suggerimento materno - il ballerino non gradito (si diceva deje 'r cassù).
Coloro che volevano ballare pagavano e saltavano la "corda" restando sul ballo tradizione voleva che alla coppia più brava si desse in premio una bandiera con scritto "primo premio gara di ballo" e un foular per la dama. Ai bordi della pista spesso si facevano commenti pungenti e intriganti; le comari davano giudizi sbrigativi sui ballerini, che erano spesso uomini e donne in attesa dell'anima gemella; c'erano amori che sbocciavano e altri che finivano presto; qualcuno cercava di capire cosa bollisse in pentola. Durante il ballo finale talvolta si metteva in palio un mazzo di fiori. Ai giovani forestieri era consentito partecipare a tre balli ("dare il tre") e l'eventuale vincita della bandiera da parte di un giovane di altro paese sarebbe stato oggetto di irrisione, scherno e forse qualche scazzottata.
Il libro dimostra come il ballo in terra di Piemonte sia stato nei secoli una sorta di grande muraglia impossibile da abbattere. E queste sono passioni cariche di umanità. Per questo ci siamo permessi di tirare in ballo un grande pittore.
Donato Bosca, Marinella Castagnotti e Giovanna Zanirato, ci raccontano le storie delle tante Catline convinte che il ballo fosse il migliore dei bacialé, le prediche dei sacerdoti che in chiesa minacciavano le fiamme dell'inferno e lanciavano anatemi sul ballo, le ciabre (scherzi) di uomini e donne mascherati a Carnevale, la vita di impresari trafelati che montavano di domenica in domenica il palchetto nei vari paesi. Il tutto accadeva nei paesi delle Langhe, del Monferrato e del Roero.
Il ballo era lo specchio di una comunità. Il ballo a palchetto era montato nello slargo più ampio del paese. Costruito con un impiantito di legno, recava al centro una grossa pertica che sosteneva il tendone. La zona del ballo era spesso racchiusa da una balaustra di legno cui le ragazze potevano appoggiarsi per commentare l'ambiente con quelli che stavano fuori. La donna poteva rifiutare - spesso su suggerimento materno - il ballerino non gradito (si diceva deje 'r cassù).
Coloro che volevano ballare pagavano e saltavano la "corda" restando sul ballo tradizione voleva che alla coppia più brava si desse in premio una bandiera con scritto "primo premio gara di ballo" e un foular per la dama. Ai bordi della pista spesso si facevano commenti pungenti e intriganti; le comari davano giudizi sbrigativi sui ballerini, che erano spesso uomini e donne in attesa dell'anima gemella; c'erano amori che sbocciavano e altri che finivano presto; qualcuno cercava di capire cosa bollisse in pentola. Durante il ballo finale talvolta si metteva in palio un mazzo di fiori. Ai giovani forestieri era consentito partecipare a tre balli ("dare il tre") e l'eventuale vincita della bandiera da parte di un giovane di altro paese sarebbe stato oggetto di irrisione, scherno e forse qualche scazzottata.
Il libro dimostra come il ballo in terra di Piemonte sia stato nei secoli una sorta di grande muraglia impossibile da abbattere. E queste sono passioni cariche di umanità. Per questo ci siamo permessi di tirare in ballo un grande pittore.